In media stat virus

Grazie a Dio da alcuni anni applico con successo e beneficio un approccio all’informazione basato sull’ignoranza selettiva. Così facendo non subisco il bombardamento quotidiano dell’informazione mainstream che ha lo scopo di imporre una certa narrazione della realtà, quasi sempre scollegata da fatti e dati. Ad esempio quando governa Salvini ci sono decine di attacchi razzisti al giorno. Quando Salvini smette di essere ministro, per magia finiscono anche gli episodi di razzismo. Idem per gli atti di violenza nei confronti delle persone LGGBDTTTIQQAAPP che si moltiplicano casualmente nei periodi precedenti alle proposte parlamentari di leggi contro la cosiddetta omofobia e spariscono per il resto della storia dell’umanità. Entrambe i fenomeni sono esempi di come la narrazione imposta dai media persegua obiettivi diversi dall’informazione.

Uno dei capisaldi del principio di ignoranza selettiva è che le notizie importanti giungeranno comunque a destinazione. Infatti nonostante non legga giornali ne’ guardi la tv da anni, ho potuto seguire con un certo disgusto le notizie circa il corona virus in versione duemilaventi. Giuro che non lo faccio apposta ma il mio cervello lavora incessantemente, quindi ha continuato a produrre domande e giudizi sui fatti che sono venuti alle mie orecchie.

Faccio alcune valutazioni sparse, senza ordine di alcun tipo.

Naziscienza

Dovrebbe essere nota la differenza tra scienza e scientismo. Purtroppo quest’ultimo va molto di moda ed in parecchi assegnano qualità di infallibilità ai professionisti dell’informazione medica. La verità è che di questo virus sappiamo poco. Inoltre fino a pochi mesi fa eravamo anche impreparati, data l’assenza di nozioni su come curare i malati e la mancanza di respiratori e strutture sanitarie. Invece di trattare come dogmi le affermazioni cosiddette scientifiche di alcuni, bisognerebbe essere onesti ed ammettere che non sappiamo molto di questo virus e lo stiamo imparando a conoscere. La ricerca medica deve essere considerata tale e non accetta imposizioni di tipo religioso come quelle di Burioni.

Perché ci sono alcuni medici che sono autorizzati a dire di tutto ed altri no? Perchè quando parla Burioni finisce in mondovisione mentre le affermazioni di Tarro, De Donno e Montanari provocano reazioni indegne anche dei peggiori bar di Caracas? Addirittura l’associazione di Burioni, il Patto Trasversale per la Scienza ha denunciato Montanari per aver detto che il virus è artificiale e che agli anziani fa bene prendere il sole. Ipotesi che viene fortemente supportata ad esempio dal Dott. Joseph Tritto (che non è un folle novax ma uno che, detto in estrema sintesi, si occupa manipolazione artificiale dei virus). Perchè tanto nervosismo davanti ad affermazioni scientifiche? Perchè alcune cose si possono dire ed altre no? Solo a me sembra di vedere che i media sostengono una certa linea e non l’altra?

Tra l’altro non si parla di gente che le ha sempre azzeccate tutte. Borrelli (il tizio della Protezione Civile) e Ricciardi che ad Aprile avevano posizioni non proprio di supporto alle mascherine non ci fanno una gran figura. Ma poi le persone dimenticano e questi possono andare avanti a fare i sacerdoti della scienza come se nulla fosse. Ricciardi ha voluto confermare la sua posizione di espertone ed ha fatto sapere all’umanità che secondo lui era un errore fare i tamponi agli asintomatici. Ma chi ha dato il via libera al carosello è stato Burioni che a Febbraio ci faceva sapere che “in Italia il contagio è impossibile“.

Poi ha deciso di fondare il Patto Trasversale per la Scienza. Burioni. Esperto.

E Fabrizio Pregliasco sicurissimo dell’assenza del virus in Italia (a Febbraio)?

Ma davvero il problema non è sbagliare. Anzi per me possono pure passare la vita a sparare cazzate. Però non vengano presentate come verità scientifiche indiscutibili quelle che sono solo ipotesi, nel migliore dei casi, oppure opinioni personali. Qui e qui due dossier per approfondire.

Quindi meno naziscienza e più umiltà.

Burioni dice spesso che la scienza non è democratica. Ha ragione ma non solo nel senso che intende lui, ovvero quello di escludere i non illuminati dal lume del sapere. La scienza non è democratica perché fare ricerca costa tantissimo, quindi non è alla portata di tutti. Gli Stati non possono o non vogliono permettersi di investire il fiume di denaro che sarebbe necessario per finanziare ogni possibile ricerca. Ed allora ci pensano i privati che però non lo fanno per il bene dell’umanità. Intendiamoci: una casa farmaceutica che investe miliardi per lo studio di un nuovo farmaco fa anche del bene all’umanità. Il profitto è giustificato. Ma ciò che va detto è che solo alcune ipotesi scientifiche vengono portate avanti a discapito di altre. Solo chi ha i finanziamenti, le possibilità economiche e l’interesse può portare avanti le proprie ricerche. E viceversa solo le ricerche interessanti per i finanziatori vengono spinte, a discapito di altre (su questo tema si veda “Inchiesta sul darwinismo. Come si costruisce una teoria. Scienza e potere dall’imperialismo britannico alla globalizzazione” di Enzo Pennetta: la sintesi è che Darwin e le sue idee hanno avuto successo perchè c’erano interessi e soldi).

Gli esperti

Цифровая репродукция находится в интернет-музее Gallerix.ru

In questi mesi abbiamo assistito all’esplosione del fenomeno delle task force di esperti. Non c’è nulla di strano nel fatto che la politica voglia farsi consigliare da persone competenti nelle varie materie. In astratto questo è pure sinonimo di saggezza perché nessuno può sapere tutto di tutto. Nemmeno voglio discutere se nel caso del Governo in carica non sia invece un’ammissione di generale incompetenza su qualsiasi materia (data la forte presenza di grillini il dubbio è legittimo). Per questa modalità di (non) fare politica presenta alcune questioni alle quali è urgente rispondere.

Il problema principale è che la politica ha rinunciato al proprio ruolo decisionale delegando decisioni e responsabilità ai cosiddetti tecnici. Resta infatti sottinteso che le decisioni dei tecnici sono massimamente giuste perché si basano sulla scienza la quale a sua volta è perfettissima ed incontestabile. La scienza in generale è stata ridotta alla matematica, sulla quale in effetti c’è poco da discutere, se non fosse che dopo teorema di incompletezza di Gödel, Einstein con la relatività e svariati secoli di ricerca scientifica sarebbe quanto mai prudente trattare la scienza in maniera diversa da una religione rivelata. Comunque il messaggio che si vuole fare passare è che le decisioni dei tecnici sono giuste necessariamente perchè si basano sulla perfezione ed incontestabilità della matematica.

Sono varie le conseguenze di questa prospettiva:

  • La rinuncia della politica al proprio ruolo decisionale. Il Governo diventa un ratificatore di decisioni prese da altri.
  • La perdita di democrazia perchè il Parlamento e la politica diventano inutili a fronte della presenza dei tecnici che decidono.
  • La perdita di libertà perchè non contano più nulla le idee e le ideologie che immaginano un modello di organizzazione sociale e cercano di realizzarlo.
  • L’inganno dell’assenza di una morale. Così come nessuno può stabilire se sia un bene o un male che 1+1=2, tale quesito è privo di senso, altrettanto non si può parlare di morale per le decisioni che oggi vengono assunte dai tecnici e dagli esperti, un domani da un algoritmo.

La scienza trasformata in religione pretende cieca obbedienza e finge di non fingere di essere al servizio del potere di turno. E qual è il potere che governa il mondo in questo momento storico? È il liberismo economico.

La scienza fintamente amorale ha quindi come conseguenza la dittatura della tecnocrazia al servizio del sistema liberista. Tradotto questo significa cose come:

  • Le persone non contano in quanto tali ma in quanto utili alla produzione.
  • Chi non è utile alla produzione non serve e va eliminato.
  • I deboli, i poveri, i malati, i bambini sono utili soltanto se possono soddisfare i desideri di chi è utile alla produzione.
  • La scuola deve formare lavoratori e non persone.
  • Chi pensa rappresenta un problema perché non consente un perfetto funzionamento del sistema. Il dissenso non è contemplato.
  • Sono accettabili le manifestazioni culturali solo in quanto rappresentano puro divertimento (nel senso di divergere, allontanarsi) come TV, videogiochi e porno o direttamente utili alla formazione volta alla produzione (corsi e testi per imparare a produrre). Non sono accettabili arte, filosofia, letteratura ed ogni genere di strumento che può portare l’uomo pericolosamente vicino alla verità.
  • Chi costa più di ciò che produce deve essere eliminato
  • L’uso degli psicofarmaci viene considerato normale e giustificato perchè un sistema così disumano non può essere sostenibile dagli esseri umani. Allo stesso tempo il sistema per potersi conservare non può ammettere di essere malato e come ogni Potere che si rispetti incolpa il popolo dei propri fallimenti.

Tanto per ribadire: la scienza al governo implica il sostegno al potere di turno. Quando questo approccio alla scienza avveniva nella Germania nazista, veniva usata per giustificare scientificamente la superiorità della razza, inferiorità di alcune persone e tutte le nefandezze che conosciamo. In Unione sovietica era la presunta teoria scientifica del materialismo dialettico a giustificare la lotta di classe ed a guidare le decisioni di Stalin e compagni. Ora però è il periodo storico in cui regna il liberismo e quindi le conseguenze sono adeguate a questa ideologia.

Le mascherine

La mascherina è il trionfo definitivo del Potere. Dico sempre che il Potere ci vuole divisi perché siamo più deboli e controllabili. Bene, cosa c’è di più efficace delle mascherine?

Al di là dei dubbi sulla loro utilità dal punto di vista sanitario, quello che mi interessa notare è che le mascherine a disposizione dei comuni mortali non permettono la protezione di chi le indossa. Infatti il loro scopo è quello di proteggere gli altri. Non si tratta di un comportamento che ognuno adotta per proteggere se’ stesso. Non è possibile fare come quando ci si mette la cintura per guidare allo scopo di tutelarsi in caso di incidente. No, qui ognuno diventa responsabile per tutti gli altri. Quindi chi non indossa la mascherina diventa un pericolo per il prossimo: non indossare la mascherina è un’azione irresponsabile. Faccio alcune valutazioni:

  • Come di consueto il potere crea divisioni. Divide et impera. Il nemico diventano gli altri che non mettono la mascherina. Nemici del Popolo quelli che non la indossano. Guardiani della rivoluzione chi passa le giornate a rimproverare gli irresponsabili.
  • Mi pare che a nessuno importi veramente l’efficacia pratica della mascherina quanto la sua importanza come simbolo di adesione alla rivoluzione in atto. Lo dico principalmente per tre motivi. Il primo è che non esiste una produzione tale di mascherine da soddisfare il fabbisogno della popolazione. Il secondo è che il costo per cambiare giornalmente le mascherine ogni quattro ore (per difetto dico due al giorno) come previsto dal loro corretto utilizzo ammonta a €30 al mese a persona se si ha la fortuna di trovarle davvero a €0,50. Una famiglia media composta da due adulti e due minori (sono stato ottimista nei numeri) dovrebbe spendere quindi €120 al mese di mascherine. Per questi due motivi non credo minimamente che le persone indossino mascherine nuove e quindi efficaci ogni volta che si rende necessario il contatto con terzi. Il terzo motivo è che ho notato che ciò che conta è mostrare la mascherina sul volto, non importa se è appoggiata sotto il mento e quindi lascia scoperti naso e bocca. Non di rado viene socialmente accettata anche la mascherina con i lacci infilati nel braccio. Tutto va bene purché si esponga questo simbolo di adesione alla rivoluzione. E come nel caso del verduraio di havel non è importante crederci davvero ma è sufficiente mostrare pubblicamente la fedeltà alla rivoluzione.

Sul concetto di rivoluzione è utile riprendere quanto dice Aldo Maria Valli.

Complottismo

Da tempo ho imparato a stare lontano dai complottisti di mestiere. Non perché non esistano i complotti: da italiano sarei sciocco a non crederci vista la storia del nostro paese anche solo negli ultimi 70 anni di Repubblica. Il problema dei complottisti è che cercano sempre conferma di ciò che già pensano. Il famoso bias di conferma. Certo poi uno potrebbe anche domandarsi perché il bias di conferma ce l’abbiano solo i complottisti mentre quelli che si bevono tutto quello che arriva dal mainstream non ne sarebbero affetti. In fondo ciò che mi dà fastidio dei complottisti è che spesso accettano qualsiasi informazione come vera, nonostante l’assenza di dati e fatti. Un po’ come fanno quelli che accettano la verità precostituita dei mass media. A favore dei complottisti però vale l’argomento secondo cui chi complotta non desidera normalmente essere scoperto. Al contrario chi agisce alla luce del sole dovrebbe fornire tutti i dati possibili senza nascondersi. Invece non è così.

Ho quindi pensato di fare alcune domande sui dubbi che mi sono rimasti. In tutta onestà non ho le risposte ma solo ipotesi non suffragate da fatti e quindi evito di riportarle. Sono sicuro che qualcuno vorrà illuminarmi nei commenti.

  • Perché sono state impedite le autopsie? Se non sono state impedite, perchè i medici hanno fatto appello al Governo?
  • Perché questo uso improvviso e massivo delle task force?
  • In base a cosa alcuni medici vengono ritenuti affidabili ed altri no? Perchè Burioni, Pregliasco eccetera vengono ascoltati ed altri no? Perchè le loro affermazioni diventano azione di governo? Per appartenenza politica? Per altri tipi di appartenenza? Per interessi economici? La scienza può avere appartenenze politiche o interessi economici? La salute pubblica può essere sottoposta a queste forze?
  • Le mascherine servono o no? Se servono perchè bisogna anche rispettare il distanziamento di 1 metro?
  • Il virus rimane sugli oggetti o no? Se rimane perché ci fanno correre il rischio di andare a fare acquisti?
  • Perché abbiamo visto elicotteri ed esercito in campo per inseguire un tizio che correva in spiaggia e adesso sembra che lo stato non riesca a mantenere il controllo sugli immigrati che arrivano ma continuano a fuggire dai centri di raccolta?
  • Perché quando è uscita l’ipotesi del virus uscito da un laboratorio cinese c’è stata subito immediatamente un’alzata di scudi in tempi che ragionevolmente non hanno consentito una puntuale verifica dell’ipotesi? Indipendentemente dalla Cina e dalla questione politica che si solleverebbe in caso di responsabilità, perché l’origine artificiale del virus è una questione intoccabile?
  • Esistono dati ufficiali non contestabili che mettono in relazione il numero di contagiati, malati e morti dell’attuale coronavirus con le consuete influenze stagionali ed altre epidemie simili?
  • Quanti sono davvero i morti “con” e quelli “per”? Perché in Italia si è preferito un sistema di conteggio che ha enormemente gonfiato i dati mentre in altri stati come Francia e Germania hanno seguito il percorso inverso? Stupidità italiana o furbizia degli altri? Oppure malafede del Governo italiano?
  • Se uno muore di infarto ed è positivo al coronavirus, per quale delle due cause viene dichiarata la morte?
  • Su un treno come fanno a contagiarsi due passeggeri vicini con la mascherina che non si toccano?
  • Perché sembra che tutti attendano il vaccino e nessuno la cura? Se è vero che ci sono più ceppi del coronavirus in circolazione, il vaccino li coprirà tutti o solo alcuni? Se il vaccino funziona solo in caso di uso massivo, sarà obbligatorio il suo utilizzo? A quel punto si potrà più affermare di avere la disponibilità del proprio corpo davanti allo Stato?
  • Perché chi è già guarito e quindi dovrebbe avere sviluppato gli anticorpi è costretto a portare la mascherina e rispettare il distanziamento sociale?
  • Perchè vige l’equazione contagiato = malato?

Niente sarà più come prima

Quando sento l’affermazione secondo cui “niente sarà più come prima”, la prima cosa che faccio è domandarmi se si tratta di una constatazione o di un auspicio. Se si considera la situazione talmente grave da causare sconvolgimenti tali da non essere reversibili o se invece si tratti di una dichiarazione di qualcuno che ha la possibilità o l’interesse a cambiare le cose in maniera radicale.

La seconda cosa che penso e che questa affermazione io l’ho già sentita. Era il periodo successivo all’11 settembre del 2001. Ed in effetti da quella data molte cose sono cambiate, forse più per volontà che per necessità. Ora si potrebbe passare anni a trattare di come il mondo è cambiato dagli attentati alle torri gemelle, a partire da quella guerra in Iraq giustificata con prove false (ricordate Colin Powell con la fialetta di antrace al consiglio delle Nazioni Unite?) per arrivare ad un restringimento della libertà progressivo sempre più impressionante. Il tutto ovviamente giustificato dalle migliori intenzioni. Ai tempi la scusa per ridurre le libertà era la sicurezza, oggi è la salute. Ma ciò che conta quando viene detto “nulla sarà più come prima” è che il concetto sottointeso pare essere che non possiamo farci niente per via dell’ineluttabilità della storia che pretende che questi cambiamenti avvengano.

Oggi come allora siamo sottoposti ad enormi pressioni perché rinunciamo volontariamente alla nostra libertà. Il tutto giustificato da ragioni che rendono morale questa rinuncia. Infatti la richiesta che Governo ed organismi internazionali ci fanno è “per il nostro bene”. Loro fanno tutto per il nostro bene, quindi dobbiamo pure fidarci perché “loro sanno”. Ma anche se ciò non ci trovasse favorevoli, non possiamo agire contro le forze che muovono la storia. Questo è quello che vogliono farci vedere e credere.

La verità è che la storia la fanno gli uomini. Non c’è nulla di ineluttabile o già deciso. C’è di mezzo la libertà. Al male bisogna opporsi.

Ma: citazione retro copertina di soloviev sul male. ma la verità è che la storia la fanno gli uomini. La verità è che siamo liberi di accettare o no la rinuncia alla libertà che ci viene richiesta.


È forse il male soltanto un difetto di natura, un’imperfezione che scompare da sé con lo sviluppo del bene, oppure una forza effettiva che domina il mondo per mezzo delle sue lusinghe, sicché per una lotta vittoriosa contro di esso occorre avere un punto di appoggio in un altro ordine di esistenza?


(dalla Prefazione di Vladimir Soloviev a I tre dialoghi ed Il racconto dell’Anticristo, Marietti, 2007, p. LXV)

Ovviamente non si può stare a guardare, non si può pensare che le forze che muovono la storia attendano il nostro parere prima di procedere. Contro il male bisogna agire.

[…] l’ordine morale o la verità o la volontà di Dio non esistono evidentemente nel mondo per virtù propria…


(Vladimir Soloviev a I tre dialoghi ed Il racconto dell’Anticristo, Marietti, 2007, p. 22)

Io non so come questo virus sia arrivato in Italia e perché abbia colpito certe zone più di altre. In teoria nessuno ha ancora la risposta a queste domande. Quello che invece mi sembra evidente è che il coronavirus venga utilizzato per altri scopi che in periodi di normalità mai avremmo immaginato. Probabilmente è normale che ciò possa avvenire: certe forze possono realizzare i loro loschi scopi soltanto in presenza di crisi che rendono accettabili davanti all’opinione pubblica decisioni che normalmente non lo sarebbero.

Credo che tutti ricordino perfettamente quella grande sospensione dei diritti umani che è stata Guantanamo. Per i prigionieri della nota isola nessuna pietà, nessun garantismo, nessuna marcia, niente black lives matter. Questo è solo un esempio fra i tanti che si possono fare. Mutatis mutandis sta succedendo la stessa cosa.

Ad esempio non si comprende la ritrosia del governo italiano ad emettere titoli di Stato se non nell’ottica di arrivare fra un paio di mesi e poter dare l’immagine di essere costretti ad accettare il MES con relativa cessione di sovranità. Avremmo accettato le condizionalità imposte dall’Unione Europea in tempi normali? No di certo. Sicuramente la crisi finanziaria dello Stato unita al paventato pericolo per la salute pubblica sarà di fondamentale aiuto a fare accettare i contributi dell’Unione Europea. E così per qualche punto percentuale in meno di interessi avremo ceduto ad un occupante straniero la nostra sovranità. Tutto per il nostro bene, si intende.

In media stat virus (e la neolingua)

Le ultime riflessioni le voglio dedicare all’uso della neolingua che sempre si accompagna alla malafede di chi agisce per il male.

Il primo post sul podio lo dedico a FanPage che per la serie “lo dice la scienza” ci informa che chi non mette la mascherina e non rispetta distanziamento sociale è stupido.

Secondo posto al Corriere della Sera secondo cui le “limitazioni agli spostamenti” sono un “incentivo” all’installazione della app Immuni e non un limite alla libertà.

Terzo posto per il Corriere della Sera che racconta del “corteo di negazionisti” che ha marciato a Berlino. Tralasciando l’ampio l’uso volutamente ambiguo del termine “negazionismo” che si è soliti legare alla Shoah, non risulta che i manifestanti abbiano negato l’esistenza del virus ma contestato il modo con cui è stato gestito dalla politica. Protestare contro la gestione del coronavirus da parte del Governo significa essere negazionista? È ancora possibile dissentire?

D’altra parte ormai da anni il termine “complottismo” viene affibbiato a chiunque non sia allineato con il pensiero unico sostenuto dal mainstream. Basta avere un’opinione diversa dalla narrazione ufficiale per essere tacciati di complottismo. In altri termini si tratta di un modo per squalificare le opinioni non gradite.

Menzione d’onore per tutta i media che hanno definito “medici ribelli” quelli che volevano fare le autopsie. Ribelli a cosa? Al Governo. Quindi ci sono alcuni medici, ricercatori e scienziati che si meritano il titolo di ribelle non perchè rifiutano di pagare le tasse, vogliono organizzare un colpo di stato o fanno attentati terroristici ma perchè chiedono di fare ricerca scientifica. Pare che pure questo non sia consentito se non è gradito a chi comanda.

Apologia delle Sentinelle in Piedi

Prima di entrare nel merito voglio fare una premessa per tutti coloro che non saranno d’accordo con quello che ho scritto, per evitare discussioni inutili e spiacevoli fraintendimenti. Questo documento contiene quella che è stata la mia esperienza circa la genesi e lo sviluppo delle Sentinelle in Piedi. Dato che sono un testimone diretto di quello che scrivo, considero inutili e fuori luogo contestazioni riguardanti l’esperienza. Contra factum non valet argumentum. Per il resto mi affido al seguente testo di Platone come indicazione di metodo per eventuali commenti e risposte. 

“A che genere di uomini appartengo? A quello di chi prova piacere nell’essere confutato, se dice cosa non vera, e nel confutare, se qualcuno non dice il vero, e che, senza dubbio, accetta d’esser confutato con un piacere non minore di quello che prova confutando. Infatti, io ritengo che l’esser confutati sia un bene maggiore, nel senso che è meglio essere liberati dal male più grande piuttosto che liberarne altri. Niente, difatti, è per l’uomo un male tanto grande quanto una falsa opinione sulle questioni di cui ora stiamo discutendo. Se dunque anche tu sostieni di essere un uomo di questo genere, discutiamo pure; altrimenti, se credi sia meglio smettere, lasciamo perdere e chiudiamo il discorso.” (Gorgia, Platone)

Responsabilità

Il Novecento è stato il secolo in cui ha trionfato la burocrazia. Mi riferisco ai regimi totalitari ma anche allo Stato contemporaneo. In passato mi sono interrogato personalmente su come sia stato possibile, ad esempio, il programma di eutanasia nazista Aktion T4 (https://it.wikipedia.org/wiki/Aktion_T4). Come è possibile giustificare un’organizzazione che uccide bambini e disabili? Come si giustifica quello che è stato fatto non come organizzazione, non come ente, ma come singole persone? Uno dei punti di vista mi sembra quello della burocrazia

Faccio una descrizione schematica giusto per chiarire il concetto che mi interessa. Non pretendo di essere preciso circa la procedura. 

  • Un medico faceva una perizia sulla salute di una persona
  • In base alla perizia un funzionario statale ho una commissione esaminava il caso e decideva per il ricovero o meno
  • Un autista passava a ritirare il paziente per portarlo nel luogo del ricovero
  • Per varie settimane un gruppo di infermieri organizzato sui vari turni come in qualsiasi ospedale si occupava del paziente
  • Altrettanto facevano i medici incaricati di constatare lo stato di salute sempre in via di peggioramento dei pazienti, data la dieta volutamente Povera stabilita da un altro medico
  • Un giorno in base ad un regolamento Il funzionario preposto stabilisce che venga eseguita l’iniezione letale
  • Infermiere incaricato esegue iniezione
  • L’infermiera del turno di eccessivo constata il decesso e lo comunica al medico
  • Una commissione prende atto della morte del paziente ed Invia alla famiglia il referto: morto per polmonite

Giova qui ricordare che questa, molto approssimativamente, poteva essere la procedura tramite la quale sono stati uccisi oltre 70.000 tedeschi ritenuti vite indegne di essere vissute.  Subito dopo sono arrivati i campi di concentramento per gli ebrei.

Chi possiamo incolpare in questa storia per la morte del “paziente”? Di certo non il primo medico che si è limitato, come stabilisce la legge, a rendere una perizia tecnica sullo stato di salute del paziente. Nemmeno il funzionario incaricato di stabilire quando una persona fosse da ricoverare può essere ritenuto l’omicida. Forse l’autista del pullman che ha trasportato in ospedale il “malato”? Neanche lui visto che sembrerebbe si sia limitato a svolgere il suo lavoro di guidatore. E nemmeno i medici e gli infermieri che hanno seguito il caso durante il ricovero sono coloro che hanno provocato la morte del paziente. Verrebbe da far ricadere la colpa sul funzionario che ha dato ordine di procedere con l’iniezione letale ma questo si è solamente limitato ad agire in ossequio ad un regolamento deciso da altri, si è limitato a rispettare la legge. Allora tutta la colpa per la morte del paziente deve per forza di cose ricadere sull’infermiere che ha eseguito l’iniezione. Anche in questo caso però, come in quello della commissione che successivamente fornisce alla famiglia una cartella clinica falsa, si è trattato di eseguire gli ordini e rispettare la norma. Non farlo avrebbe avuto conseguenze anche molto gravi.

Da quanto detto finora si possono ricavare le seguenti valutazioni:

  • Nessuno si sente responsabile per la morte della persona uccisa. La responsabilità viene regolarmente scaricata su altre persone, sui regolamenti e la legge. Chi esegue iniezione non si sente responsabile perché obbedisce alla legge. I medici e gli infermieri in cuor loro non vorrebbero che il paziente muoia, ma un regolamento prevede che questi si trovi lì, senza contare che in fondo la colpa è dell’autista che l’ha portato in ospedale. Il primo medico infine si considera il più lontano possibile dell’evento della morte causata al paziente, tanto più che si è solo limitato ad un atto tecnico come la perizia. Appare però evidente che ruolo di ognuno è stato fondamentale.
  • Tutti si sentono fortemente contrari al concetto di vita non degna di essere vissuta ed all’omicidio di queste persone. Però ognuno si rende conto che se non ci fosse lui in quel posto, la sua funzione verrebbe comunque svolta da altri. L’autista ha una famiglia da mantenere e sa benissimo che in Germania ci sono decine di migliaia di persone pronte a prendere il suo posto. Medici ed infermieri temono di essere trasferiti sul fronte e sostituiti con altro personale più disponibile quindi non osano opporsi al meccanismo
  • Tutti quanti quelli che sono coinvolti in questa procedura sono persone normalissime. Hanno una famiglia, una vita sociale, una casa ed ovviamente il loro lavoro. Nessuno presenta tratti tipici di mostri sanguinari, serial killer o omicida di massa. Tutta gente normale come me e te che stai leggendo.

Gli stessi ragionamenti dei singoli si ripetono con le unioni civili (il paragone è evidentemente forte e di questo mi compiaccio). Ed è desolante il fatto che su più di 8000 comuni italiani si contano sulle dita di una mano i casi in cui un sindaco abbia detto qualcosa contro le unioni civili e si sia effettivamente opposto, ne’ mi risultano casi in cui si sia giunti a conseguenze giudiziarie. Anche qui persone che per ragioni ideali sono o avrebbero dovuto essere contro le unioni civili, nella pratica hanno fatto riferimento all’obbligo di applicare la legge o nei casi peggiori hanno delegato qualche consigliere o funzionario comunale. Il trionfo della burocrazia che come una qualunque droga aiuta a sciogliere i dilemmi morali scaricando la responsabilità tramite una pratica firmata dagli uffici giusti. Se è possibile delegare la coscienza ad una procedura e dichiarare il falso, che due persone dello stesso sesso possano considerarsi sposate grazie ad un atto in comune, a maggior ragione diventa credibile quello che è accaduto con il programma Aktion T4. Si può ben dire che il limite è la fantasia. 

Lungi dal pensare che questa burocratizzazione delle anime sia un fatto del passato, non attuale e comunque riservato a questioni alte ed astratte, faccio alcuni riferimenti alla nostra vita quotidiana. Il diritto-dovere alla privacy ci impone decine di firme quotidiane su pile di fogli che neanche leggiamo, per ogni contratto che firmiamo ci sono altri dieci moduli di scarico di responsabilità e perfino firmare il contratto del cellulare diventa un problema perchè si rischia di vendere la propria anima alla compagnia telefonica. Per non parlare della politica dove c’è sempre qualche legge dell’Unione Europea a cui assegnare la colpa per le scelte del Governo, una commissione composta da ignoti che ha deciso, i mercati che ce lo chiedono. Nessuno ha mai responsabilità ma c’è sempre qualcuno su cui fare lo scaricabarile in maniera legittima, morale e legale perchè una norma la consente.

Ma l’apoteosi si è raggiunta solo negli ultimi anni dove l’atto di un giudice, come accaduto in Inghilterra e in altri Stati, può stabilire seun essere umano ha diritto o meno di vivere ed essere curato oppure in tutte quelle leggi che permettono di certificare il falso, l’impossibile, dichiarando che un bambino è figlio di due persone dello stesso sesso.

Se questo è il contesto, bisogna riconoscere che le SiP hanno il grande merito di aver riportato in auge la responsabilità personale. Le SiP hanno rotto lo schema associativo cattolico classico, pro-famiglia e pro-vita in cui c’è qualcuno dall’alto che detta l’agenda, in cui l’associazione stabilisce e gli aderenti eseguono. Nessun leader illuminato (ma più frequentemente nominato) da cui prendere ordini ed indicazioni. Questa sana anarchia in cui è la base, i singoli a dettare l’agenda, nonostante e spesso contro le gerarchie. Sono passati i tempi di (San) Camillo Ruini che, pur con tutti i limiti pratici del caso, riusciva a guidare il popolo nella direzione giusta della storia. Tramontata l’epoca di Giovanni Paolo II che riusciva ad infiammare i cuori, di Benedetto XVI che metteva in moto la ragione in direzione del cielo. La situazione attuale è tragicamente sotto gli occhi di tutti. E se i pastori non guidano il gregge, che sia il gregge a guidarsi da solo. Fare di necessità virtù, almeno finchè sarà possibile. (d’altra ho la certezza che il gregge abbia imparato qualcosa dopo GPII e BXVI: per un po’ dovremmo riuscire a tirare avanti).

E con un briciolo di orgoglio devo dire che le SiP hanno il grande merito di aver finalmente risposto alla domanda che Mario Palmaro fece anni fa in una lettera alla Nuova Bussola Quotidiana:

“che cosa deve ancora accadere in questa Chiesa perché i cattolici si alzino, una buona volta, in piedi. Si alzino in piedi e si mettano a gridare dai tetti tutta la loro indignazione. Attenzione: io mi rivolgo ai singoli cattolici. Non alle associazioni, alle conventicole, ai movimenti, alle sette che da anni stanno cercando di amministrare conto terzi i cervelli dei fedeli, dettando la linea agli adepti. Che mi sembrano messi tutti sotto tutela come dei minus habens, eterodiretti da figure più o meno carismatiche e più o meno affidabili. No, no: qui io faccio appello alle coscienze dei singoli, al loro cuore, alla loro fede, alla loro virilità. Prima che sia troppo tardi.” (Mario Palmaro in https://lanuovabq.it/it/il-fumo-di-satana-nella-chiesa)

Questo indiscutibile merito delle Sentinelle in Piedi e tanto più chiaro quanto più si osserva come l’uomo moderno è sempre e solo impegnato a difendere la propria reputazione, ovvero quello che gli altri pensano, e sempre meno il proprio onore ossia l’esercizio reale delle virtù. Mettendoci la faccia in piazza, ma poi anche sul lavoro e con amici e conoscenti, chi partecipa alle veglie diventa un campione di fede che diventa cultura, di amicizia che diventa opera, di virtù che mira alla santità.

Come conseguenza di questo atteggiamento di vita, la responsabilità personale diventa un bene comune, qualcosa di cui tutti godono e da cui tutti traggono beneficio. Che merito c’è ad eseguire gli ordini di qualcun altro? Chi può vantarsi di essere schiavo? Ecco che l’assunzione di responsabilità personale diventa garanzia e baluardo di libertà per tutti

In questo il piccolo gregge delle SiP può svolgere un’azione pedagogica indispensabile per tutto l’Occidente:

“Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà”.
(O. Spengler, “Il tramonto dell’Occidente”)

Libertà

Libertà ed uguaglianza sono inconciliabili. L’uguaglianza ha come frutto la violenza. La libertà è il prerequisito per la ricerca della felicità.

Anche qui occorre mettere i puntini sulle i, soprattutto per gli sciocchi travisatori che per sbaglio leggeranno questo testo. Quando parlo di uguaglianza mi riferisco alla visione espressa dalla Boldrini ed i suoi compagni di ideologia. Il tentativo vano di rendere uguale tutto, appiattire e negare le differenze e tentare di assimilare quello che simile non è. Spero che la cosa sia abbastanza chiara così.

Le SiP si sono sempre schierate dalla parte della libertà ed infatti hanno sempre avuto come avversari i sostenitori dell’uguaglianza. Basti guardare gli schieramenti in piazza: da un lato i veglianti a difesa della libertà di espressione, dei bambini, della famiglia e della vita. Dall’altro i centri sociali, le associazioni LGBT e progressisti vari. Non voglio fare una discussione filosofica su libertà ed uguaglianza perchè da rozzo contadino culturale quale sono e mi considero, mi basta guardare fuori dalla finestra per vedere infiniti esempi di come, per citare un esempio, le lobby LGBT minacciano la libertà:

(Mi fermo qui perchè chi avesse voglia di essere convinto ulteriormente può usare la funzione di ricerca sul sito della Nuova Bussola Quotidiana e gli altri siti amici).

Insomma mi pare abbastanza chiaro che, come ogni ideologia che faccia il suo lavoro, anche quella LGBT (il discorso vale in generale anche riguardo all’aborto, al diritto di famiglia, all’eutanasia ecc), è totalitaria. D’altra parte risulta più che ovvio e ragionevole che nel momento in cui si tenta di cambiare la realtà per legge, di dichiarare che due persone dello stesso sesso possono considerarsi genitori o congiungersi in matrimonio, l’unico metodo utilizzabile è quello della violenza. Prima culturale, poi sulle cose ed infine sulle persone.

Anche qui le SiP meriterebbero un premio per essersi messe in mezzo a questo ennesimo tentativo di totalitarismo che la storia ci offre. Spesso perchè non nascano le dittature, anche quelle democratiche, basta che qualcuno si alzi in piedi e dica NO. La libertà si impone sempre da sola, prima o poi. Ma la menzogna fa danni enormi, spesso con conseguenze che si ripercuotono per i secoli. 

E se le idee vivono molto di più degli uomini che le portano al mondo, allora le SiP hanno seminato un seme di verità per i prossimi millenni. La storia la fanno gli uomini e l’opposizione prima alla legge Scalfarotto e poi alle successive minacce alla libertà di tutti è un merito di cui anzitutto i veglianti e poi le future generazioni godranno i frutti. 

Testimonianza pubblica

Le SiP hanno respinto l’ennesimo tentativo di chiudere nelle sacrestie i cattolici e le istanze di cui sono portatori nella società. Hanno respinto il tentativo di mondanizzare per l’ennesima volta la Chiesa, la quale va bene a tutti quando si occupa dei poveri e dei migranti (o della plastica) ma non quando dice la sua sul diritto alla vita, sulla famiglia ecc. Insomma le SiP hanno affermato quello che la tradizione ha sempre detto, la verità senza se e senza ma, tutta intera.

Ma se c’è qualcosa di veramente unico ed eccezionale, dal punto di vista dei cattolici, è stato il  riappropriarsi degli spazi pubblici. Smessi i panni della Chiesa-ONG, ecco che alcuni hanno deciso di andare in piazza, davanti al mondo intero, a dare la testimonianza di verità cui ogni battezzato è chiamato. L’eccezionalità di questo avvenimento è tale per varie ragioni:

  • Le veglie sono organizzate dalla cosiddetta base, senza l’appoggio e spesso con la contrapposizione delle gerarchie (ecclesiastiche e politiche)
  • Le veglie non sono organizzate da professionisti della manifestazione pubblica o organizzatori seriali di eventi, ma da persone normali che nella vita tutto avrebbero immaginato di fare salvo che passare il proprio tempo in Questura a fare comunicazioni ed a litigare con la Digos per la piazza quasi che fosse un privilegio manifestare pubblicamente. Chi ha provato sa cosa intendo.
  • Quella della veglia è una presenza originale, autentica ed integrale. Originale perché va oltre l’abituale organizzare conferenze da seghe mentali e partecipate sempre solo da quelli del solito giro. Autentica perché non stimolata da altro che dal desiderio di dare testimonianza. Integrale perché rompe, almeno per una volta, il rito di dove con la scusa del male minore sono i cattolici a fare gli sconti sulla verità, sperando di ridurre il danno (ma questo non avviene mai). (Vedi conferenza stampa in cui Bassetti propone modifiche alla legge sul suicidio assistito invece di testimoniare quella cosa strana chiamata Vangelo https://www.lastampa.it/vatican-insider-it/2019/09/11/news/suicidio-assistito-bassetti-il-parlamento-legiferi-prima-della-consulta-1.37444302?refresh_ce)
  • Infine quella delle SiP è un’esperienza pura perché non contaminata da ideologie, ne’ progressista ne’ conservatrice. Questo è vero anzitutto perché le SiP sono un rapporto tra persone: sfido chiunque a definire se una relazione o un’amicizia è di centro-destra, sinistra o altro. In secondo luogo perché le verità affermate sono di natura: ne più ne meno quelle che la tradizione ed il Catechismo hanno sempre insegnato. Senza modifiche, aggiunte o sottrazioni, senza sistemazioni per compiacere o convivere con il partner politico del momento. Nessuna concessione perché con il male (minore) non si tratta.

Cercare Dio in ogni cosa

Le SiP costituiscono una forma di presenza pubblica di uomini che cercano Dio in ogni cosa. La versione 2.0 del monachesimo medievale. Non un progetto politico da portare avanti (e su questo infinite volte abbiamo dovuto ribadire il concetto e sempre siamo stati fraintesi), neanche in via eventuale. È vero che l’azione delle SiP ha delle conseguenze politiche, come è vero che i monaci benedettini dei medioevo hanno ricostruito l’Europa. Ma ne’ i monaci ne’ le SiP hanno come obiettivo la ricerca di un risultato politico o sociale. Come si concretizza questa ricerca di Dio in ogni cosa nelle SiP:

  • La vita insieme, benchè non nella stessa maniera del monachesimo, è una delle caratteristiche fondamentali ed irrinunciabili delle SiP. Banalmente la condivisione di un giudizio sui fatti, sulla cronaca e sulla vita. Il reciproco guardarsi le spalle di fronte alla tentazione di mollare. Il camminare al passo del più lento, non rallentando il gruppo ma aiutandolo ad arrivare a destinazione insieme agli altri. 
  • La salvezza delle anime degli altri come obiettivo delle SiP. Non siamo insieme per un progetto politico, non per difendere la libertà, non per promuovere l’autonomia e la presa di responsabilità personale, non per difendere la vita e la famiglia. Siamo insieme perchè teniamo gli uni agli altri: e cosa c’è di più definitivo che occuparsi della salvezza eterna di chi mi viene messo vicino?
  • Tenersi desti di fronte al male che avanza. Quando ho condiviso l’articolo della NBQ (vedi sopra) della proposta di legge Zan (Scalfarotto bis) sono rimasto un po’ affranto dalla carenza numerica di risposte e soprattutto dalle reazioni fievoli se non assenti. Le SiP invece servono proprio a questo: ad aiutarci a vicenda a non abbassare mai la guardia, a non abituarci al male.
  • Mantenere viva la speranza di fronte al Potere che vorrebbe farci credere che ormai abbiamo perso, che non vale la pena combattere. Già è stato detto in alcuni discorsi di piazza ma repetita iuvant. Non abbiamo ricevuto mandato di ottenere risultati. NS Signore ci manda ad annunciare il Vangelo ma non ci assegna la responsabilità della risposta altrui (“uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi”, Mt 10,14). Quindi di certo non abbiamo il diritto di perdere la speranza. Essere insieme aiuta le SiP a confermarci nella certezza della vittoria, ma soprattutto del cammino.
  • Il silenzio delle SiP in piazza non è altro che l’ennesima conferma di quanto siamo debitori al monachesimo medievale. Perchè nel silenzio si parla con Dio, nel silenzio emergono i veri bisogni dell’anima, nel silenzio si capisce di cosa e per cosa siamo fatti. Questa modalità di veglia diventa la modalità di vita che ricorda ogni giorno che desideriamo l’eterno e per questo siamo fatti. Ciò che vale davanti alla morte vale anche durante la vita. 

L’amore come criterio

Quello di cui mi appresto a parlare è di importanza tale da oscurare tutte le altre argomentazioni: le SiP hanno riportato al centro l’amore

Amore come sguardo tra i veglianti ma anche nei confronti di chi contesta le veglie. Per questo  diciamo che siamo in piazza anche per chi ci contesta, non reagiamo le provocazioni, non cerchiamo le attenzioni dei media.

Amore come criterio di giudizio: quello delle SiP è l’amore che si interessa alle persone in quanto tali, ovvero che desidera la loro felicità. E che per questo prescinde dai desideri ma non dalle ferite, che passa oltre le ideologie ma non sulle persone, che riconosce la libertà di chiunque, non come possibilità di fare qualunque cosa ma di perseguire il bene.

Per chiarire meglio il concetto è utile indicare le differenze di approccio rispetto ad altri. In questo faccio riferimento a quello che ho visto in piazza, nelle discussioni ed in generale nella mia esperienza. Da un lato lo pseudoamore progressista che chiama se stesso tolleranza e che significa indifferenza nei confronti del destino altrui, che offre a tutti la libertà come un coltello che viene tenuto dalla parte del manico.

Dall’altro l’amore idrologico e conservatore che vuole difendere la famiglia come concetto astratto, magari in virtù di una tradizione che diventa solo una base ideologica da cui partire per combattere l’avversario (fuori dai denti è per questo che non mi sono mai trovato a mio agio con Forza Nuova e dintorni).

Rottura degli schemi

Infine per dare sfogo alla mia sete di anarchia e rottura degli schemi, devo citare in modo sparso alcune questioni che hanno sempre stupito chi ha avvicinato le SiP.

Anzitutto il rapporto con i media, con i giornalisti. Fosse stato per me non avrei mai nemmeno fatto un comunicato stampa, ma per fortuna non decido io. Ciò detto risulta stupefacente il totale disinteresse delle SiP per la ricerca di attenzioni da parte dei giornali e delle tv. Con orgoglio posso dire che è stata una scelta giusta rifiutare i vari inviti delle tv nazionali, dei megablog e dei giornali che piacciono alla gente che piace. Non soltanto perché si tratta di situazioni confezionate su misura per fregare chi si oppone al pensiero unico, ma anche perché non è quella la missione delle SiP, non è così che si riesce a dare testimonianza della verità. 

Ulteriore scandalo è stato il rompere il malinteso per cui lo scopo dei cattolici nella società e poi in politica sia quello di ottenere risultati concreti, di fare una battaglia con un fine che sia quello di cambiare la società, come un progetto politico qualunque ma con l’aggravante della giustificazione morale del male minore, che alla fine conduce ed ha condotto solamente ad essere conniventi e collaborativi con il male. La presenza delle SiP riflette quella dei cattolici, il cui unico scopo, il mandato divino, è quello della testimonianza. Non siamo chiamati a portare a casa risultati ma a testimoniare la verità. Non siamo chiamati a partecipare alla politica per ottenere delle leggi che rispecchiano quello in cui crediamo ma a testimoniare la verità. In questo le SiP sono di esempio perché totalmente libere dall’esito, prive di ogni scopo pratico riescono ad esprimere con la massima purezza che si può testimoniare la verità tutta intera e senza ma senza l’obbligo di perseguire immediati risultati pratici. Concetto espresso dal Card. Sarah quando scrive:

“…la vostra missione non consiste nel salvare un mondo che muore. La vostra missione consiste nel vivere fedelmente e senza compromesso la fede che avete ricevuto da Cristo.” (Card R. Sarah in http://www.libertaepersona.org/wordpress/2019/10/card-sarah-la-missione-dei-cristiani-consiste-nel-vivere-fedelmente-e-senza-compromesso-la-fede-che-hanno-ricevuto-da-cristo/)

Conclusione

Quello della sentinella è il ruolo più scomodo è complicato che esista. Una vita fatta di solitudine sulla torre più alta, obbligo di rimanere sempre svegli ed allerta, enorme responsabilità di avvistare per prima i nemici. In aggiunta è un compito ingrato perché nel mondo reale e non simbolico in cui viviamo, avvisare gli altri del pericolo che incombe, avvistare il nemico e dare l’allarme, dire la verità senza se e senza ma non procura vantaggi o amicizie. Come nel mito della caverna di Platone, chi tenta di comunicare la verità agli altri rischia personalmente, anche fino alla morte.

Ciò che va considerato e che nel periodo storico in cui viviamo, ma forse è sempre stato così, il mondo si divide in desti e dormienti (si sto leggendo libri di filosofia grega) dove questi ultimi rappresentano il 95% della popolazione. Non si tratta di una divisione nella quale gli svegli sono considerati alla stregua di illuminati, non è una specie di gnosi dov’è alcuni devono guidare tutti gli altri. La verità contiene l’obbligo e la necessità di essere comunicata. Però bisogna ammettere che la maggior parte delle persone si lascia vivere, si limita ad esistere senza rendersi conto di ciò che accade (si, c’è vita fuori da Netflix). In queste condizioni sembra che una vittoria sia impossibile. Ed effettivamente è umanamente impossibile.

La speranza che è anche una certezza è anzitutto nella verità che per sua natura tende ad imporsi. La menzogna non è destinata a durare nel tempo. La seconda certezza è che, se questa battaglia non è umanamente destinata alla vittoria, se guardiamo come è ragionevole fare in ottica escatologica, sappiamo che presto arriveranno i rinforzi. Abbiamo la certezza che la battaglia è già stata vinta e che quindi la vittoria è certa.

Nell’attesa occorre coltivare queste certezze, vivere l’amicizia tra di noi, non dare il minimo spazio alla disperazione che il Potere vorrebbe provocare in noi lasciandoci credere che è inutile combattere, continuare resistere anche con azioni che quotidianamente ci sembrano troppo piccole ed inefficaci. Non voglio interrompere il momento poetico ma mi piace fare notare che quando si cambia il pannolino ad un bambino, il mondo non se ne accorge, ma il bambino si. E poiché in questo paragone il mondo equivale al pannolino…ognuno faccia i suoi conti.

Politica e prepolitica (e parecchia altra roba)

Da convinto sostenitore del silenzio quale sono, faccio molta fatica a mettere per iscritto un giudizio come quello contenuto in questo articolo. Non per il giudizio in sè, ma perchè mi disturba occuparmi delle bassezze umane quando vorrei guardare solo alle cose alte. Ho il terrore di essere banale e di vivere una vita insulsa. La mediocrità alle persone mediocri. Joseph Antoine Touissant Dinouart disse che “È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio” e dopo aver letto il libro La forza del silenzio del Card. Sarah, non trovo più nulla che valga tanto da poter essere oggetto di qualsivoglia trattazione. Un’ulteriore ragione per tacere è il triste spettacolo a cui da molti mesi sto, stiamo, assistendo. Un triste show che somiglia più ad una bega di paese o ad urla da mercato del pesce. Parlo ovviamente della lotta fratricida che si sta consumando nel nostro mondo piccolo che è quel piccolo fronte di catto-cattolici che ancora segue fedelmente la Chiesa ed il suo magistero millenario. Mi riferisco a quella piccola percentuale di credenti, piccola rispetto al totale dei credenti e microscopica rispetto alla popolazione italiana in generale, impegnata a vario titolo nella difesa dei principi non negoziabili.

Ciò che ha destato in me il bisogno di dire qualcosa, di rompere il prezioso silenzio a cui aspiro, di dare un giudizio pubblico su quello che stiamo vivendo, è stato l’ennesimo post su Facebook sul tema della politica che, come accade spesso, viene contrapposta alla cosiddetta prepolitica. Come se ciò non bastasse, questa rappresentazione vede tutta l’attività di testimonianza pubblica come subordinata alla politica, intesa in senso stretto come quella che si fa nei partiti. L’esito di qualsiasi azione della battaglia che stiamo combattendo, starebbe quindi nell’impegno politico in un partito. Ebbene dopo aver sentito ripetere questa posizione per l’ennesima volta, i nervi sono saltati e la mano è corsa alla tastiera. Continue…