Politica e prepolitica (e parecchia altra roba)

Da convinto sostenitore del silenzio quale sono, faccio molta fatica a mettere per iscritto un giudizio come quello contenuto in questo articolo. Non per il giudizio in sè, ma perchè mi disturba occuparmi delle bassezze umane quando vorrei guardare solo alle cose alte. Ho il terrore di essere banale e di vivere una vita insulsa. La mediocrità alle persone mediocri. Joseph Antoine Touissant Dinouart disse che “È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio” e dopo aver letto il libro La forza del silenzio del Card. Sarah, non trovo più nulla che valga tanto da poter essere oggetto di qualsivoglia trattazione. Un’ulteriore ragione per tacere è il triste spettacolo a cui da molti mesi sto, stiamo, assistendo. Un triste show che somiglia più ad una bega di paese o ad urla da mercato del pesce. Parlo ovviamente della lotta fratricida che si sta consumando nel nostro mondo piccolo che è quel piccolo fronte di catto-cattolici che ancora segue fedelmente la Chiesa ed il suo magistero millenario. Mi riferisco a quella piccola percentuale di credenti, piccola rispetto al totale dei credenti e microscopica rispetto alla popolazione italiana in generale, impegnata a vario titolo nella difesa dei principi non negoziabili.

Ciò che ha destato in me il bisogno di dire qualcosa, di rompere il prezioso silenzio a cui aspiro, di dare un giudizio pubblico su quello che stiamo vivendo, è stato l’ennesimo post su Facebook sul tema della politica che, come accade spesso, viene contrapposta alla cosiddetta prepolitica. Come se ciò non bastasse, questa rappresentazione vede tutta l’attività di testimonianza pubblica come subordinata alla politica, intesa in senso stretto come quella che si fa nei partiti. L’esito di qualsiasi azione della battaglia che stiamo combattendo, starebbe quindi nell’impegno politico in un partito. Ebbene dopo aver sentito ripetere questa posizione per l’ennesima volta, i nervi sono saltati e la mano è corsa alla tastiera.

Poichè io e la scrittura abbiamo litigato da bambini, complice la scuola di Stato prima ed un’istruzione tecnica successivamente, ho cercato di schematizzare il più possibile il mio pensiero in modo da renderlo vagamente comprensibile. Dove possibile ho fatto riferimento ai fatti cercando di rendere evidente la separazione tra questi ed il mio giudizio.

IL CONTESTO

Il contesto è noto e se a qualcuno mancano dei pezzi, è bene che smetta ora di leggere per andare ad informarsi presso quelle autorevoli fonti che sono i gruppi Whatsapp ed i commenti sui post in Facebook. Un riassunto più o meno preciso è il seguente:

  • Viene proposto il DDL Scalfarotto nel 2013. Nascono Manif Pour Tous Italia e le Sentinelle in Piedi ed il DDL viene messo nel dimenticatoio.
  • Viene proposto il DDL Cirinnà e si fanno due Family Day per i quali viene creato il Comitato Difendiamo i Nostri Figli.
  • Dopo il secondo Family Day alcuni componenti del Comitato fondano il Popolo della Famiglia. Ma pare che già prima di quel momento costoro vivessero di vita propria. Come tutti gli altri del Comitato.
  • Tra una cosa e l’altra viene approva la legge Cirinnà sulle Unioni Civili.

Fine del riassunto che, per quanto mi riguarda, è stato anche fin troppo prolisso.

PREPOLITICA?

Già nel commentare il post che mi ha provocato a scrivere questo articolo, ho detto qualcosa di ciò che penso circa il rapporto tra politica e testimonianza. Uso il termine testimonianza non a caso e nonostante non sia sufficiente a contenere tutto ciò che non è politica, ma che fa comunque parte della battaglia. Non a caso, ma per una cosciente e volontaria avversione alla parola prepolitica che racchiude in se’ un progetto che ultimamente sembra quasi obbligatorio: con questo termine infatti si pone l’attività non politica in subordine ed in un rapporto cronologico con quella politica e, va da sè, partitica. Prima, in ordine cronologico, viene l’attività prepolitica, poi quella politica. Come a dire che il passaggio dall’una all’altra è naturale ed obbligato, che l’attività prepolitica è finalizzata al raggiungimento di un esito che per forza di cose deve essere politico. A me questa visione non piace perchè è riduttiva, contraria alla mia esperienza ed a quella dei tanti giganti, sulle cui spalle camminiamo, che ci hanno preceduti.

Parlo quindi di testimonianza per indicare tutte quelle forme di attivismo, militanza, buona battaglia che non rientrano nella ristretta cerchia della politica partitica. Per rendere meno astratto il discorso, cosa che mi risulta assai difficile visto che amo le speculazioni astratte, faccio alcuni nomi che mi vengono in mente in questo momento: Sentinelle in Piedi, ProVita, Family Day (che considero altro dal Comitato), Ora di Guardia, Manif Pour Tous, CitizenGo, La (nuova) Bussola Quotidiana, Comitato Articolo 26.

Procedo ora in ordine sparso (espressione che equivale a ordine disordinato) ad elencare fatti e giudizi sul tema della politica e delle modalità con cui tanti stanno affrontando la battaglia.

LE LEGGI SI FANNO IN PARLAMENTO

È ricorrente l’affermazione secondo cui bisogna andare in Parlamento perchè è lì che si fanno le leggi. In vista di questo obiettivo, pare, tutto va sacrificato. Ho visto una marea di gente lasciare le Sentinelle in Piedi, di cui magari erano referenti nella propria città, a favore del Comitato prima e del PDF poi. Tante persone secondo me seguono la moda del momento, cercano la novità e l’ebbrezza che viene dalla sensazione di poter veramente influire e modificare il corso della storia. (Vorrai mica cambiare il mondo stando in silenzio in una piazza leggendo un libro?). Ma l’atteggiamento prevalente è quello di chi pensa che solo con la politica partitica, solo in Parlamento si realizzino i veri cambiamenti, quelli concreti attuati per mezzo di leggi e decreti. Ed allora vale la pena, mai modo di dire fu più azzeccato, di spendere due parole su costoro.

Dire che le leggi si fanno in Parlamento è tecnicamente ineccepibile. Però è un’affermazione che nasconde una certa volontaria ignoranza della realtà: dove vengono prese le decisioni che si trasformano in leggi? In quali segrete stanze si decidono i destini della nostra Nazione? Perchè si nega che ci siano fondazioni, think tank, commissioni in cui “gli esperti” di cui non sappiamo nulla decidono per conto dei nostri governanti? Perchè si finge di non sapere che viviamo in un sistema totalitario nel quale il potere giudiziario ha preso il sopravvento? Perchè non si ammette che come popolo abbiamo perso la sovranità da parecchio tempo e non a favore del Parlamento? Perché si nega che ci siano altre forze in campo a poter determinare l’andamento dello Stato e della Nazione? L’Unione Europea, la Nato, le ONG, le ingerenze straniere, i media ed il mainstream non contano niente? Se lo spread ha fatto cadere Berlusconi, quindi non l’ultimo dei pirla, viene da domandarsi quanto potere risieda realmente in Parlamento e quanto invece sia gestito nelle stanze dei bottoni delle quali non conosciamo nemmeno l’esistenza.

Insomma: va bene il Parlamento, ma senza sperare troppo nell’esito e nei risultati. Perchè ormai il gioco è più grande di noi, la situazione è fuori controllo e quale che sia l’esito elettorale, non sarà l’assemblea degli eletti alle politiche a salvarci. A scanso di equivoci, che comunque ci saranno perchè c’è sempre chi non vuol capire, una vittoria della sinistra sarebbe sicuramente peggio di quella di chiunque altro. Le sinistre, grillini in testa, sono il peggio del peggio che possa capitare: una loro affermazione alle elezioni politiche toglierebbe ogni argine alla valanga radicale. Ed allora altro che buco nella diga. Ma da qui a sperare che una vittoria del Centrodestra o del PDF (che cito benchè non creda possibile un risultato oltre lo 0,5%) possa mutare completamente la situazione ce ne passa.

TUTTO È POLITICA?

Qualcuno una volta ha detto che tutto è politica. E purtroppo in tanti hanno creduto che fosse vero. Questa impostazione ideologica ha condotto tanti ad abbandonare la battaglia in piazza e nelle conferenze a favore dell’eterna campagna elettorale. Eterna perchè qualsiasi avvenimento o dichiarazione viene interpretato in chiave politica e partitica. Un’interpretazione davvero povera e limitante per vari motivi:

  • Nella foga di puntare il dito verso ciò che non va, ci si dimentica dei propri peccati e si ingigantiscono quelli degli altri, si vedono solo le proprie virtù mentre non si presta attenzione a quelle altrui. In altre parole la necessità di far guadagnare consenso al proprio partito o parte politica, non fa riconoscere il buono che c’è altrove. E così (sempre per fare nomi) chi è dalla parte del comitato finge che quelli del PDF non esistano e viceversa dal PDF si sentono solo critiche nei confronti del centrodestra che, per quanto poco, qualcosa per i nostri valori ha fatto.
  • Tutto diventa strategia. Non conto le volte che mi sono sentito fare discorsi come:
    • La verità va detta ma c’è modo e modo. E regolarmente si tratta di persone che vogliono solo evitare lo scontro.
    • Bisogna fare vedere la bellezza della famiglia, questa è l’unica testimonianza possibile. Sempre detta da gente che non ha nessuna intenzione di scendere in piazza o a farsi il mazzo con le contestazioni. E poi devo ancora incontrare qualcuno che davanti “a questa stupenda bellezza della famiglia” abbia capito che la legge Cirinnà è sbagliata.
    • Bisogna evitare lo scontro. Come se lo scontro lo provocasse chi denuncia il male e non chi lo fa.
    • Ormai le Sentinelle sono inutili…bisogna (inserire qui qualunque altra cosa che non implichi la fatica di scendere in piazza). Della serie che ogni scusa è buona.
  • Sempre sul tema strategia, ma in un punto separato perchè se ne capisca la rilevanza, ci sono frasi-slogan del tipo “i gay hanno diritto a vivere come vogliono basta che non chiedano le adozioni” e “lo facciamo per i bambini”. Lo stesso Comitato ha nella sua denominazione questa tendenza a puntare sui bambini. La strategia insomma è sempre stata quella di non parlare di omosessualità, di evitare ogni discorso sul matrimonio per puntare solo ai bambini che in termini di coccolosità e di capacità di fare leva nell’opinione pubblica hanno molta più potenzialità rispetto a chi dovesse negare la bontà delle convivenze tra persone dello stesso sesso. Insomma: è un bene o un male che due persone dello stesso sesso vivano insieme? Che giochino a fare la famiglia? E l’omosessualità è positiva o negativa? È un valore da promuovere e tutelare o no? Perché dalle risposte a queste domande possono nascere delle conseguenze ben diverse. Ed invece no: si è scelto di evitare completamente i discorsi su omosessualità e matrimonio perchè non tirano abbastanza nell’opinione pubblica.
  • Alla fine la verità è l’unica che perde. Perchè nella battaglia tra chi è più puro, nelle giornate passate a sputtanarsi con chi ha gli stessi valori ma ha scelto una modalità diversa di azione politica, tra strategie che posticipano il bene ad un possibile domani perfetto che regolarmente non arriva mai. Trovo emblematico quello che mi disse un a colloquio privato una persona del nostro giro “io non cerco il male minore ma il maggior bene possibile”.

Per non far torto a nessuno (credo di aver già parlato male del PDF), anzi per fare torto a tutti, faccio qualche esempio concreto delle conseguenze della mentalità “tutto è politica”. E parto da Gandolfini con una premessa fondamentale. Dire di alcuni errori che ha fatto Gandolfini non gli toglie nessun merito. Ma credo che non abbia bisogno di altri yes man o di gente che lo appoggia a priori, quali che siano le pressioni che riceve dai Vescovi o da uomini dello Stato.

  • La prima avvisaglia della mentalità politica l’ho avuta con questa intervista ad IntelligoNews in cui Gandolfini afferma “io dico in tutti i dibattiti: vogliamo fare una bella cosa? Allora cancelliamo l’articolo 5 della Cirinnà, ovvero togliamo l’adozione dei bambini e il Ddl lo firmiamo anche domani mattina!”. Sono ancora in attesa di smentita (che non arriverà mai, suppongo).
  • La seconda critica che muovo a Gandolfini riguarda la trattativa con il Ministro Fedeli per la questione delle linee guida sul gender a scuola. Che senso ha fare la battaglia puntando tutto sul consenso informato? Essendo universalmente noto quello che pensa Gandolfini sul tema, l’unica spiegazione che mi sono dato è un’infelice strategia politica. Triste perchè arrendevole in partenza: ha cioè rinunciato a chiedere di escludere il gender a scuola e si è limitato a chiedere il consenso informato. Perchè abbandonare la piazza a favore della trattativa politica?
  • Il terzo caso, ma ce ne sarebbero parecchi altri, è quello del comunicato del Comitato sulle dat uscito a Novembre 2017. In esso si legge: “Il testo attuale [delle DAT nda] necessita di modifiche serie, che sarebbe gravemente colpevole non approntare in nome di una presunta quanto inesistente fretta, che risponde in realtà solo a logiche legate all’imminente interesse elettorale”, conclude Gandolfini. Posso dire che a mio modestissimo parere il testo non necessitava di alcuna modifica ma semplicemente di essere cancellato dalla storia dell’umanità? Perchè Gandolfini non l’ha detto? Come dicevo è tutta questione di strategia politica. E la verità si sa che fine fa in questo caso.

Assolutamente meritorio di menzione è il grande silenzio a cui abbiamo assistito-partecipato in occasione della legge sulle dat. Un silenzio scandaloso e vergognoso. L’impressione che ne ho ricavato io, e con me probabilmente l’opinione pubblica, è che ci fosse un generale sostegno alla legge dal parte della popolazione. A differenza della l. Cirinnà che si era meritata ben due Family Day o della l. Scalfarotto che aveva visto migliaia di persone scendere in piazza, sulle dat silenzio generale. Non si sarebbe potuto, anzi dovuto, organizzare un Family Day? O qualsiasi altro tipo di manifestazione pubblica?

Attenzione: quando parlo di silenzio scandaloso e vergognoso sulle dat non mi riferisco in particolare a qualcuno: tale è stata la mancanza di attenzione a quella battaglia che nessuno può dirsi davvero innocente.

Ed allora se non è vero che tutto è politica che si fa?

Purtroppo anche nel nostro mondo, in troppi sono abituati a ragionare in bianco e nero. Se non sei del PDF sei del comitato, se voti centrodestra allora sei contro il PDF, se dici degli errori di una parte allora stai automaticamente con l’altra. Ma la realtà è ben più complessa.

Nel tempo ho incontrato varie forme di eresie da battaglia:

  • Solo formazione. Ovvero quelli che passano la vita nascosti nelle sale conferenze, magari all’ombra della tonaca di qualche prete che concede gratuitamente gli spazi e, nei casi in cui la grazia abbonda, paga pure il relatore. Questa categoria è formata da quanti contrappongono la necessità di formazione a tutto il resto che, va da sè, sarebbe da rimandare finché non si è completamente formati. Cioè mai.
  • Solo preghiera. Quelli per cui ormai non c’è più niente da fare e bisogna affidarsi a nostro Signore perché torni presto sulla terra a fare quello che deve. La battaglia sarebbe inutile perchè “non è contro creature fatte di sangue e di carne” (Efesini 6,12) e quindi tanto vale stare chiusi in casa pregando, nell’attesa che succeda qualcosa.
  • Solo politica. Ne ho abbondantemente parlato.
  • Solo pubblica testimonianza. In verità non ho mai sentito nessuno che consideri la testimonianza come l’unica azione valida, ma ci metterei la firma. Benché rimanga sbagliata anche questa posizione.

Ho chiamato eresie queste impostazioni mentali perchè contengono tutte l’errore, l’atteggiamento comune, di contrapporre una cosa all’altra. “Ormai la testimonianza delle Sentinelle non serve più, bisogna andare in Parlamento” oppure “Si può solo pregare perchè tutto è perduto”.

Al contrario, per concludere questa sezione, tutte queste cose fanno parte delle battaglia ed è sbagliato assolutizzarne una a scapito delle altre.

Quindi, la politica? La logica conseguenza di quanto sopra è che la politica va bene, purchè mantenga la sua dimensione, sia relativizzata negli spazi che le sono propri e che merita, non venga a distruggere anni di lavoro come se le elezioni fossero l’unica conseguenza logica delle veglie in piazza, delle conferenze, dei family day. Escludere la politica dalla vita, oggi significherebbe vivere con un’astrazione immorale rispetto alla vita stessa. Ma anche il procedimento contrario, come ho detto, porta i suoi frutti marci.

C’È VERITÀ E VERITÀ

Nella battaglia in cui ci siamo trovati a combattere, esistono tre tipi di verità:

  • Verità assolute: ad esempio i principi non negoziabili.
  • Verità relative: tutti gli ambiti in cui non esiste una sola modalità di azione giusta. L’economia, i trasporti pubblici, la gestione dei rifiuti sono settori nei quali possono essere intraprese scelte diverse ma altrettanto valide o almeno egualmente opinabili.
  • Le non verità: il caso più eclatante che ci riguarda in questo periodo è la questione delle strategie politiche. Meglio il centrodestra o il PDF? Tante persone, soprattutto nel PDF scambiano questo terzo tipo di verità per il primo tipo, quello delle verità assolute. Personalmente trovo buone ragioni sia nel Comitato che ha deciso di sostenere il centrodestra, sia nel PDF. La verità è che non esiste una verità in questo campo: ci sono strategie diverse che possono rivelarsi altrettanto giuste come sbagliate. Lo scopriremo solo vivendo: le non verità si possono giudicare solo a posteriori alla prova dei fatti.

Per tornare al tema dell’articolo (si, perchè il tema principale, casomai qualcuno non l’avesse notato è il rapporto tra politica e cosiddetta prepolitica), voglio proporre un’ulteriore riflessione. A me sembra che nell’affermazione della verità esistano tre livelli di azione:

  1. La testimonianza pura: un esempio su tutti è quello delle Sentinelle in Piedi. La verità viene affermata per il valore che ha, indipendentemente dagli effetti che questa affermazione può avere. Non a caso quelle delle Sentinelle in Piedi si chiamano veglie e non manifestazioni. Tutti gli altri fanno manifestazioni: si propongono di realizzare un obiettivo tramite l’esternazione del proprio pensiero. Al contrario le SiP vegliano ovvero:
    1. Tengono anzitutto desta la propria coscienza con particolare riguardo al tema della veglia
    2. Si aiutano reciprocamente a non cedere alle menzogne del potere
    3. Indicano agli altri il pericolo che vedono
      In questo senso si può ben dire che la veglia delle SiP ha un senso ma non ha uno scopo. Il significato di quest’ultima frase ha come conseguenza che le SiP non cercano anzitutto un esito politico che è solo eventuale e comunque involontario. Tutto questo avviene ovviamente rendendosi conto che una veglia può avere effetti politici. Ma quello che qui preme sottolineare è che nella testimonianza pubblica la verità viene affermata tutta intera, senza alcun compromesso ne’ riguardo nei confronti di alcuno.
  2. La cosiddetta prepolitica: si trova a metà strada tra la testimonianza pura e la politica. Si tratta di portare la verità tutta intera all’attenzione della politica o degli altri che abbiano responsabilità di potere nei confronti della popolazione o circa una determinata materia. In teoria a questo livello la verità non subisce sconti o compromessi. Dico in teoria perchè come ho detto in precedenza, il Comitato in più occasioni ha fatto degli sconti sulla verità. Aggiungo qui un ulteriore esempio oltre quelli già citati: l’assenza di un comunicato circa la proposta della Lega Nord di riaprire le case chiuse. Al contrario ho visto autorevoli membri del Comitato giustificare una regolamentazione della legalizzata quando non addirittura fornire motivazioni teologiche che la renderebbero tollerabile. In questo esempio emerge chiaro come l’appoggio (giusto secondo me) alla Lega Nord, il tentativo di fare lobby e condizionarne la politica, si sia trasformato nel suo contrario: invece di essere il Comitato ad influenzare il partito di Salvini è stato quest’ultimo ad averla vinta. Ovviamente non penso che questo valga per tutti i membri del Comitato, però almeno un comunicato si poteva fare, no?
  3. La politica: intesa qui in senso strettamente partitico e parlamentare. A questo livello la verità deve (dovrebbe) essere affermata tutta intera ma è legittimo che venga sottoposta a compromessi dovuti alle circostanze. Diverso è il caso in cui il male viene presentato come verità da politici cui il medico ha ordinato di professarsi cattolici pur non frequentando la chiesa dai tempi della cresima.

Questa divisione è solamente uno schema che mi sono creato per capire meglio come girano le cose. È quindi corretto dire che non è qualcosa di rigido perchè non esiste sempre una netta linea di demarcazione tra i livelli: come ho detto, la testimonianza pura può avere effetti politici (in senso largo, non politica partitica e parlamentare) e viceversa l’azione di un politico o di un partito può essere di testimonianza pura (magari!).

Ciò che mi interessava affermare è che in astratto solo in politica è possibile e legittimo il compromesso, ovvero un venir meno alla verità tutta intera dovuto a varie circostanze. Nella pratica però questo non è vero perché il tradimento della verità è a portata di mano di chiunque. Nulla esclude che nella testimonianza pura o nella cosiddetta prepolitica vengano fatti degli sconti sulla verità. Anche nella vita personale è più che plausibile il tradimento: basti pensare a tutti gli amici che hanno dovuto scegliere tra un posto di lavoro, una promozione, un’amicizia o la verità. Non è sempre facile e scontato rimanere fedeli alla verità. Senza scendere nei singoli casi personali, in Italia si sprecano gli esempi di tradimento da parte della politica e della prepolitica: la Democrazia Cristiana che ha approvato aborto e divorzio, i tanti politici cattolici che hanno approvato unioni civili e dat, tutto quel vasto mondo dell’associazionismo cattolico che ha rinnegato il magistero della chiesa più o meno dalla scelta religiosa in poi.

Data questa situazione risulta evidente che tutti siamo a rischio di infedeltà, chiunque può venir meno alla fedeltà alla verità tutta intera. Non serve dire che questo è dovuto al peccato originale da cui tutti siamo affetti.

E qui interviene una delle tante frasi-slogan che mi sono sentito ripetere parecchie volte nel corso del tempo: dobbiamo fidarci dei nostri leader perché loro sanno quello che fanno e comunque sanno cose che noi non sappiamo. Tutte le volte che ho peccato di lesa maestà ed ho usato un mettere in dubbio pensieri, parole opere ed omissioni dei vari leader mi sono sentito rispondere con i sopracitati slogan.

Di primo acchito risponderei che va bene la fiducia, elemento fondamentale per non rimanere fermi impalati ed incapaci di qualsiasi azione. Ma ancora più importante è tenere sempre allerta la propria coscienza (quello che cerco di fare con gli amici delle Sentinelle in Piedi). Ma questa è una risposta limitata, benchè corretta. Mi piace però ricordare quello che diceva al proposito Mario Palmaro in una sua lettera alla Bussola Quotidiana:

“che cosa deve ancora accadere in questa Chiesa perché i cattolici si alzino, una buona volta, in piedi. Si alzino in piedi e si mettano a gridare dai tetti tutta la loro indignazione. Attenzione: io mi rivolgo ai singoli cattolici. Non alle associazioni, alle conventicole, ai movimenti, alle sette che da anni stanno cercando di amministrare conto terzi i cervelli dei fedeli, dettando la linea agli adepti. Che mi sembrano messi tutti sotto tutela come dei minus habens, eterodiretti da figure più o meno carismatiche e più o meno affidabili. No, no: qui io faccio appello alle coscienze dei singoli, al loro cuore, alla loro fede, alla loro virilità. Prima che sia troppo tardi.”

Come leggo questa citazione di Palmaro nel contesto di cui parlo? È presto detto: no allo spontaneismo un po’ volgare che fa fare le cose un po’ come vengono, arruffate ed in maniera semplicistica, sì alla spontaneità di chi non deve aspettare un ordine dall’alto o di mettere d’accordo le mille sigle ed associazioni del territorio per fare qualcosa. Chi vede il bene deve farlo. Subito e con chi ci sta. Lo so che questo significa rimanere in pochi. Ma ho visto troppi amici fallire i tentativi di mettere insieme più gente possibile per fare numero, di contattare e mettere d’accordo la curia, le parrocchie, le associazioni, per mettere in campo una singola iniziativa. Ho visto troppe volte i fallimenti di questa impostazione, le troppe mediazioni ed i compromessi, i tempi che si allungano all’infinito finché non si fa più nulla o peggio quello che si fa è inutile e fuori tempo: sono convinto e ripeto che è meglio pochi ma buoni. Perché nei tempi che viviamo la verità ha ben pochi mezzi per affermarsi e se noi siamo i primi a metterci i bastoni tra le ruote, meglio che ci ritiriamo nella casa in campagna ad attendere che la guerra sia finita.

E qui non è possibile tacere dell’attuale situazione della Chiesa. Non spendo molte parole sul tema perchè la situazione è già tragica da sola e non voglio alimentare polemiche che nulla hanno a che fare con il contenuto di questo articolo (insomma non voglio parlare del Papa). Prendo atto del fatto che la confusione regna sovrana, che rispetto a pochi anni fa ci sono meno certezze e che la fede fai da te è assunta a modello. Detta in altre parole, siamo in un periodo in cui ognuno fa quello che gli pare senza che ci siano conseguenze. Davanti a questa situazione è ancora più urgente che i singoli si mettano in movimento e che “i cattolici si alzino, una buona volta, in piedi”. Non è facile, lo so.

D’altra parte, per tornare al “pochi ma buoni”, capisco pure che di numeri vive la politica. In Parlamento conta soltanto avere i voti necessari per far passare o bloccare una legge. Questo però segna un ulteriore limite della politica, ovvero che essa non è sempre lo strumento adatto, o almeno non è l’unico, per affermare la verità. E per tornare a Palmaro è utile ricordare che “la verità quando viene messa ai voti, di solito perde”. L’ho già detto ma lo ripeto per i duri di orecchie: questo non significa affatto escludere l’importanza della politica, ma riconoscerle il ruolo che le spetta ed i suoi limiti.

A riguardo del tema numeri, è utile una brevissima riflessione. Non siamo più la maggioranza del paese da chissà quanto: la gente che va a messa è la minoranza di una minoranza di quanti si professano genericamente credenti. E solo una minoranza estremamente esigua di chi frequenta regolarmente almeno la messa domenicale condivide la nostra battaglia. Chi non è convinto di questo, provi a parlare al proprio sacerdote o ai parrocchiani dopo la messa di temi come unioni civili, aborto ed eutanasia. Ma poi non fatemi sapere l’esito della chiacchierata perchè ho già i miei problemi da risolvere. Ciò nonostante non credo che i numeri, nell’ottica che descriverò nella prossima sezione, possano rappresentare un problema. Non il primo almeno.

DELL’AMICIZIA OVVERO IL PECCATO ORIGINALE

Ci sono due modi diversi di stare insieme. Quello dell’amicizia e quello che definirei dell’alleanza basata su un obiettivo.

Il problema del Comitato per come era nato è che era basato su un’alleanza e non su un’amicizia.

 

(foto scattata all’indomani dello “strappo” da parte dei fondatori del PDF: circa 5 minuti prima che iniziasse la guerra)

Come Sentinelle ci siamo spesso ripetuti che la nostra amicizia, il nostro agire ha come scopo il salvarsi l’anima. Nella sua versione laica, questo può essere tradotto come aiutarsi a resistere alle menzogne del Potere. Non serve qui ripetere quanto già detto meglio da altri in svariate occasioni, cioè che il Potere ci vuole soli perché è la condizione in cui diventiamo manipolabili e quindi suoi schiavi. Il nostro stare insieme quindi, prima di trasformarsi in azione concreta come può essere la veglia, è un’amicizia. Non dico queste cose per sottolineare una superiorità rispetto ad altri, voglio solo evidenziare quello che secondo me è un errore di metodo che compiono alcune persone. Se quest’ultimo concetto non fosse abbastanza chiaro lo ribadisco facendo notare che per il sottoscritto, essere una Sentinella in Piedi, è stata ed è a tutt’oggi una questione di chiamata, una specie di vocazione che non mi sono scelto io. Immagino che sia stato lo stesso anche per chi fa altre cose, pertanto nutro profondo rispetto nei confronti di chiunque si sia trovato a percorrere strade diverse.

Un’amicizia che diventa operativa e che ha come scopo la salvezza dell’anima, produrrà sicuramente effetti diversi e credo nel medio lungo termine migliori. Il peccato originale del Comitato è stato quello di essere un’alleanza tra personalità e associazioni e non anzitutto un’amicizia tra persone.

A margine di questa sezione devo fare un appunto storico. Sia il Comitato che il PDF si vantano di rappresentare il popolo del Family Day. Io nego questa impostazione perchè il Comitato è nato allo scopo di organizzare i Family day: la decisione di diventare permanente e di occuparsi di azione nei confronti della politica è successiva all’ultimo Family day. Il cosiddetto popolo del Family Day non ha mai dato mandato al Comitato di fare tutto ciò che ha fatto in seguito. Nemmeno il PDF ha ricevuto un mandato a rappresentare il popolo del Family Day, mentre spesso viene presentato dai suoi membri come unico rappresentante delle sue istanze. Personalmente come partecipante ai Family Day non mi sento rappresentato da nessuno dei due. Per ciò che riguarda il PDF, sarà il voto a fornire eventualmente una legittimazione popolare, solo a quel punto sapremo quanta autorevolezza il PDF potrà vantare come rappresentante dei valori del Family Day. Per il Comitato non ho assolutamente idea di come possa avvenire questa legittimazione, ma credo che sia indispensabile se non vuole diventare, più di quanto non sia già, l’ennesima associazione di generali senza esercito. Chi si propone di rappresentare le istanze di un popolo, deve essere legittimato da un popolo. Per mia fortuna, meglio grazie a Dio, sono stato chiamato ad un’altra strada, l’amicizia con tante Sentinelle in Piedi, dove ognuno rappresenta se stesso e quindi non c’è alcun bisogno di legittimazione popolare.

UN TENTATIVO DI RISPOSTA: UNA MODESTA PROPOSTA

Dare qui una soluzione completa che risponda ai giudizi che ho dato è davvero impossibile. In verità non esiste la ricetta che risolve tutto ne’ io ne offro una. Piuttosto voglio chiarire quali sono i miei modelli di riferimento in modo che, chi ha studiato o chi ha voglia di approfondire, abbia una traccia per capire dove siamo e cosa possiamo fare secondo il sottoscritto. O almeno per darvi un’idea del genere di libri che potete regalarmi al prossimo compleanno.

Nel capitolo 11 de “Il potere dei senza potere”, denominato “Ripartire dall’uomo”, Havel, commentando il tentativo di alcuni amici di contrastare sul piano politico il regime al momento in carica precisa:

“….mi sembra però che il pensiero e l’azione di questi amici – che non rinunciano mai a un lavoro direttamente politico e sono sempre pronti ad assumere anche una responsabilità politica diretta – soffrano abbastanza di una malattia cronica: cioè la scarsa comprensione della natura specifica del potere in questo sistema, e quindi la sopravvalutazione dell’importanza di un lavoro direttamente politico nel senso tradizionale del termine e la sottovalutazione dell’importanza politica proprio di quegli avvenimenti e processi pre-politici sul cui terreno soprattutto nascono i reali mutamenti della situazione…”

Ne “L’Atlantide Rossa” di Luigi Geninazzi, Lech Wałęsa racconta così la nascita di Solidarność:

“Solidarność è nata da un’intuizione: se non puoi sollevare un peso da solo cerca qualcuno che ti aiuti. A quel tempo il comunismo era un peso troppo grande che nessuno riusciva a scrollarsi di dosso. Negli anni ’50 qualcuno ci ha provato con le armi ma ha perso la vita per manifesta inferiorità. Negli anni ’60 e ’70 in Polonia abbiamo cercato di uscire nelle strade per far sentire la nostra protesta ma ci hanno zittiti con la forza. Abbiamo cercato varie soluzioni, abbiamo chiesto consiglio ai politici e agli intellettuali d’Occidente. Ma nessuno di loro credeva che sarebbe stato possibile il crollo dell’Impero sovietico. Poi è arrivato il nostro Papa, il Papa polacco, e abbiamo scoperto che c’è qualcosa di più forte dei carri armati e dei missili atomici. Giovanni Paolo II ha fatto appello alle risorse spirituali e alla fede del nostro popolo e ci ha invitato a non avere paura. Nel 1979 è tornato in Polonia e per la prima volta ci siamo ritrovati uniti, ci siamo accorti di quanto eravamo numerosi. Mi sono chiesto spesso come mai ogni volta che organizzavo uno sciopero nei cantieri navali di Danzica non mi ritrovavo più di dieci persone e poi, all’improvviso, nel 1980 furono 10 milioni di persone. lo facevo sempre le stesse cose, gli stessi discorsi. Ma la gente era cambiata, era più cosciente, più matura, più determinata. E i primi a meravigliarsi di questo cambiamento sono stati i comunisti: non sapevano più come reagire, a un certo punto si sono rassegnati a dialogare con noi e alla fine hanno dovuto cedere il potere.”

Ho messo le due citazioni una di seguito all’altra perchè sono pigro e così ho la scusa per fare l’ultimo elenco puntato di questo articolo.

  • Havel ha visto fallire i tentativi di cambiare il sistema da dentro o dall’esterno. L’Ungheria nel ‘56, la Primavera di Praga, la richiesta di un “socialismo dal volto umano”. Un fallimento dopo l’altro. Prima modesta proposta: vivere una vita nella verità.
  • Wałęsa ha passato anni a fare scioperi con non più di dieci persone. È stato licenziato e per anni ha vissuto grazie ad una rete di amici. Si è pure fatto qualche periodo in carcere. Seconda modesta proposta: non badare ai numeri. Dire la verità sempre e comunque.
  • Palmaro (citato in precedenza). Terza modesta proposta: chi vede il bene deve farlo con chi ci sta. Senza aspettare ordini dall’alto o dei numeri che non arriveranno mai (è la seconda modesta proposta).
  • Siamo in un periodo storico in cui la verità non ha altri mezzi per affermarsi che le nostre coscienze. Nessun mezzo secolare a nostra disposizione. Quarta modesta proposta (non avevo la citazione ma spero che vada comunque bene): agire liberi dall’esito. La verità va affermata sempre e comunque tutta intera. Il fallimento è dietro l’angolo e se anche ne avessimo la certezza assoluta, avrebbe comunque senso agire come agiamo. Il parametro della vita sia la verità e non il consenso.

ALCUNE PRECISAZIONI FINALI

  • Nutro per Gandolfini una stima infinita. A qualcuno la cosa può sembrare strana per quanto scritto in questo articolo, ad altri potrà sembrare una cosa scontata e dovuta vista la persona. Ma poiché sono nella sezione delle precisazioni ho ritenuto utile precisare.
  • Dato che la maggior parte delle persone ragiona in bianco e nero, per evitare interpretazioni distorte dopo la lettura di questo articolo, preciso che ad oggi sto ancora valutando se votare il PDF o il centrodestra. Riconosco le ragioni portate sia dal Comitato che dal PDF, pertanto per la prima volta mi sono sentito costretto ad iscrivermi al partito degli indecisi fino all’ultimo minuto.
  • Ho lasciato liberi i commenti a questo post. Fatene buon uso. Ricordando che il sottoscritto è davvero poco democratico quando la gente scrive cazzate, fin troppo quando ci sono dei ragionamenti da persone normodotate, anche se non li condivide.
  • Ho usato il dettatore vocale sullo smartphone per scrivere questo articolo: non sono ancora capace di cambiare i pannolini ai bambini mentre scrivo sulla tastiera. Se trovate errori segnalatemeli prima di incolpare la mia maestra delle elementari.

“Mi scuso per la lunghezza della mia lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverne una più breve”. (Blaise Pascal)